Chi cerca «cosa dice la Bibbia sui tatuaggi» si imbatte quasi sempre in Levitico 19:28, citato come un divieto chiaro. Il versetto esiste davvero e parla davvero di segni sulla pelle, ma il suo contesto - un codice di purezza scritto per l’antico popolo ebraico, volto a contrastare alcune usanze funerarie pagane dell’epoca - e il modo diverso in cui i cristiani lo hanno letto nel corso dei secoli rendono la risposta meno netta di quanto possa sembrare a prima vista. Un prete ortodosso romeno si esprime pubblicamente contro i tatuaggi, citando proprio questo versetto, mentre da secoli i pellegrini cristiani copti a Gerusalemme portano un tatuaggio a forma di croce sul polso, come segno consapevole della loro fede. Su questo argomento non esiste un unico punto di vista cristiano e il testo che segue accosta il versetto, una voce pastorale contemporanea e una tradizione storica reale, così che tu possa valutare la questione da solo o approfondirla con il tuo prete.
- Levitico 19:28 vieta «cuttings...for the dead» e «print any marks», ma in ebraico usa due termini diversi: uno per le incisioni di lutto, l’altro per il tatuaggio. Inoltre, il versetto fa parte di un codice di purezza cerimoniale, non di un precetto morale ripreso chiaramente nel Nuovo Testamento.
- Pr. Marcel Stavara, della Chiesa Icoanei di Bucarest, ha pubblicato su basilica.ro un testo a sua firma in cui sconsiglia i tatuaggi, citando Levitico e 1 Corinzi 6:19-20; la sua è una posizione pastorale personale, non una decisione sinodale della Chiesa ortodossa romena.
- Da generazioni, la famiglia copta Razzouk tatua i pellegrini cristiani a Gerusalemme con una semplice croce sul polso destro: una pratica documentata fin dal XVII secolo, che dimostra che il tatuaggio non è sempre stato respinto all’interno del cristianesimo.
Che cosa dice davvero Levitico 19:28
Nella traduzione King James, il versetto recita: «Ye shall not make any cuttings in your flesh for the dead, nor print any marks upon you: I am the LORD.» La traduzione NIV rende la seconda parte in modo più diretto: «nor put tattoo marks on yourselves». Questo spiega perché il versetto ricorra quasi sempre in ogni discussione sui tatuaggi e la Bibbia (fonte: Leviticus 19:28, traduzioni a confronto - BibleHub).
Il testo ebraico originale usa due termini distinti là dove una traduzione comune ne usa uno solo, generico: seret, un’incisione o un taglio nella pelle, e qa'aqa', un segno o un’impronta impressa, in pratica un tatuaggio. Le due parole descrivono due diverse usanze di lutto, trattate insieme nella stessa frase, non un unico divieto ripetuto due volte (fonte: note sui termini ebraici, BibleHub).
Il versetto fa parte di Levitico 19, un capitolo dedicato a un codice di santità per l’antico popolo ebraico, che vieta una serie di usanze funerarie e cultuali riprese dai popoli vicini, da determinati tagli rituali dei capelli alle incisioni per i morti. Il contesto immediato è dunque la presa di distanza da pratiche pagane concrete dell’epoca, non un precetto etico autonomo ripreso esplicitamente come tale nel Nuovo Testamento. I cristiani interpretano in modi diversi il rapporto tra i codici di purezza dell’Antico Testamento e la vita di fede di oggi: alcuni li considerano superati con la venuta di Cristo, altri li conservano come riferimento morale tuttora valido. Questo articolo non sceglie tra queste interpretazioni: il suo scopo è accostare il versetto, una voce pastorale contemporanea e una tradizione storica reale, così che tu possa riflettere con lucidità sulla questione, non ricevere un verdetto già pronto.
Il punto di vista pastorale di un prete ortodosso romeno
Pr. Marcel Stavara, prete della Chiesa Icoanei di Bucarest, ha pubblicato il 9 luglio 2025 su basilica.ro - l’agenzia di stampa del Patriarcato romeno - un articolo in cui sconsiglia i tatuaggi. Sostiene la sua posizione citando Levitico 19:28 e 1 Corinzi 6:19-20, dove il corpo viene definito «tempio dello Spirito Santo», e aggiunge un argomento legato all’origine pagana della pratica del tatuaggio nell’antichità (fonte: «Epidemia di tatuaggi», Basilica.ro).
La sua raccomandazione pratica è che chi sta pensando a un nuovo tatuaggio abbandoni l’idea e che chi ne ha già uno ne parli durante la confessione. È importante precisare che si tratta del testo di un singolo prete, pubblicato come sua personale opinione pastorale su un sito di informazione ecclesiastica, non di una decisione sinodale o di un canone della Chiesa ortodossa romena di validità generale. L’articolo contiene anche affermazioni di natura medica o psicologica sui tatuaggi, che qui presentiamo solo come opinioni personali dell’autore, non come fatti medici verificati in modo indipendente: non assumono tale valore solo perché compaiono in un testo pubblicato su un sito ecclesiastico.
Una tradizione cristiana del tatuaggio più antica del dibattito: la croce dei pellegrini a Gerusalemme
Da diverse generazioni la famiglia copta Razzouk tatua i pellegrini cristiani che arrivano a Gerusalemme; la loro arte risale all’Egitto del XIV secolo. Un prete copto, Jersuis Razzouk, si stabilì a Gerusalemme intorno al 1750 e proseguì lì la tradizione di famiglia. Il modello classico è una semplice croce tatuata sul polso destro (fonte: Razzouk Tattoo - Wikipedia).
La pratica non è recente. Già nel XVII secolo viaggiatori europei come Johann Lund e William Lithgow riferivano di pellegrini cristiani che ricevevano tatuaggi commemorativi al termine del viaggio verso i Luoghi Santi: una prova che questa usanza precede di molto il dibattito odierno su tatuaggi e fede (fonte: Razzouk Tattoo - Wikipedia).
Vale la pena ricordare che si tratta di una tradizione specifica del cristianesimo copto, non di una pratica o di un’approvazione della Chiesa ortodossa romena. Non risolve la questione posta all’inizio dell’articolo, ma mostra chiaramente che, all’interno del cristianesimo, il tatuaggio non è sempre stato respinto: esiste un ramo storico della tradizione cristiana che lo usa proprio come segno di fede portato con orgoglio e tramandato di generazione in generazione per secoli.
Perché gli argomenti sul «corpo che conta» sono più antichi del dibattito sui tatuaggi
Dopo la conversione dell’imperatore Costantino al cristianesimo, la legislazione romana vietò specificamente di marchiare con il fuoco il volto dei condannati, mantenendo la possibilità di marchiarli in questo modo su altre parti del corpo. La motivazione addotta era che il volto umano riflette l’immagine di Dio (fonte: Constantine the Great and Christianity - Wikipedia).
L’esempio non ha un legame diretto con i tatuaggi di oggi - si parla di una punizione inflitta per legge a dei condannati, non di una scelta personale -, ma mostra che l’idea secondo cui il corpo, e in particolare il volto, ha un significato spirituale speciale affonda le sue radici nel pensiero cristiano delle origini. È un filone di pensiero che ritrovi, trasformato, anche negli argomenti odierni a favore o contro i tatuaggi, sebbene nessuno di essi derivi direttamente dalla legge di Costantino.
Quindi, che cosa possiamo concludere?
Tre riferimenti reali, non un’unica risposta già pronta: il versetto di Levitico, letto nel suo contesto originario di codice di purezza; un prete ortodosso romeno che lo cita pubblicamente contro i tatuaggi insieme a 1 Corinzi 6:19-20; e una tradizione cristiana copta, vecchia di secoli, che tatua proprio il simbolo che altri considerano vietato. Nel suo insieme, la tradizione cristiana non ha un’unica risposta chiara a questa domanda e questo articolo non può inventarne una al suo posto.
Se la questione ti sta a cuore, il passo più indicato resta parlarne con il tuo prete o con la tua comunità di fede, perché è una decisione pastorale e personale che solo tu, insieme a loro, puoi prendere.
Se vuoi solo vedere come appare un simbolo di fede sulla tua pelle prima di decidere se fare un tatuaggio permanente, provare un modello temporaneo prima di scegliere quello permanente ti permette di valutarne le dimensioni, la forma e la posizione sulla pelle. Resta un semplice test visivo: non risponde alla questione religiosa affrontata sopra e non sostituisce una conversazione vera con il tuo prete.
Per chi si riconosce nella simbologia biblica, sono disponibili anche alcuni modelli a tema religioso come tatuaggi temporanei:


Puoi vedere altre varianti nella collezione Tatuaggi Temporanei Fede oppure, se preferisci partire dal simbolo della croce, nella galleria di modelli con croci e altri simboli religiosi. Per i passaggi generali da seguire nella scelta del tuo primo tatuaggio - disegno, dimensioni, parte del corpo -, la guida al tuo primo tatuaggio affronta l’argomento separatamente, al di fuori dell’aspetto religioso discusso qui. Che cosa può e che cosa non può mostrarti concretamente un tatuaggio temporaneo rispetto alla versione permanente è, a sua volta, un tema approfondito in un articolo dedicato; se invece la tua domanda riguarda più la percezione sociale in Romania che l’aspetto religioso, l’accettazione dei tatuaggi e il cambiamento generazionale sono trattati separatamente.


