Quando si cerca un tatuaggio maori, in realtà ci si può imbattere in due cose molto diverse: il tā moko, il tatuaggio tradizionale maori sul viso e sul corpo, legato a protocolli rigorosi, e il kirituhi, cioè una versione decorativa ispirata all’arte maori, ma realizzata senza tradizione né legami di discendenza. La differenza tra i due non è un dettaglio formale: è uno degli aspetti più importanti da considerare se ti piace lo stile dalle linee tribali, ma non hai origini maori e vuoi sapere come indossarlo con rispetto.
- Il tā moko viene realizzato solo secondo i protocolli tradizionali ed esprime la genealogia e lo status di chi lo porta: non è uno stile decorativo che si può scegliere liberamente.
- Si chiama kirituhi la versione che si ispira all’arte maori, ma non è legata alla tradizione né ai suoi protocolli e può essere usata come fonte d’ispirazione.
- La tecnica tradizionale prevedeva incisioni, non aghi, e il significato si conserva anche nelle opere degli artisti contemporanei del tā moko che lavorano con la macchinetta.
- Un tatuaggio temporaneo ti aiuta a decidere dimensioni e posizione prima di scegliere qualcosa di definitivo.
Che cos’è il tā moko e in che cosa è diverso da un semplice disegno per tatuaggi?
L’espressione tā moko deriva dalla lingua maori e, secondo la definizione del dizionario maori Te Aka, indica i disegni tradizionali maori per il viso o il corpo, realizzati seguendo protocolli tradizionali (fonte: Te Aka Māori Dictionary - moko / tā moko). Questa distinzione è importante perché il tā moko non è semplicemente uno stile visivo che chiunque può adottare, ma un’opera legata a una comunità, alla storia di una persona specifica e a una pratica culturale definita. Se ti piace lo stile delle sue linee, vale la pena chiarire fin da subito che cosa stai guardando: una pratica tradizionale riservata oppure un’arte ispirata a quella pratica e utilizzabile più liberamente.
Tā moko o kirituhi: la differenza fondamentale
Il termine kirituhi identifica proprio questa seconda categoria. Il dizionario Te Aka lo definisce come un tatuaggio o un’arte sulla pelle non tradizionali, realizzati senza seguire i protocolli o i motivi maori (fonte: Te Aka Māori Dictionary - kirituhi). In altre parole, il kirituhi riconosce di non essere tā moko: è decorativo, trae ispirazione dall’arte maori, ma non porta con sé il sistema di significati tradizionale né è vincolato dai suoi protocolli. Questo termine offre un punto di partenza chiaro e rispettoso se ti piace lo stile, ma non hai legami con la tradizione da cui proviene.
Per chi può essere realizzato il tā moko tradizionale
Questo tipo di tatuaggio è legato a persone che fanno parte della comunità maori e la sua realizzazione è in genere una decisione connessa al whakapapa, cioè alla genealogia familiare e tribale, presa all’interno della comunità. Questo non significa che interessarsi all’argomento sia di per sé irrispettoso: al contrario, conoscere la differenza è il primo passo per capire che cosa si può e che cosa non si dovrebbe adottare senza ulteriori considerazioni.
Che cosa esprime un tā moko: origini, status e storia personale
Il significato di questa tradizione va ben oltre la decorazione: secondo il museo Te Papa, il moko può esprimere lo status sociale, il ruolo e l’identità attraverso la genealogia (fonte: Te Papa - Tāmoko: Māori tattoos, history, practice and meanings). Secondo la sintesi dell’Australian Museum, la tradizione distingue anche i due lati del viso: il lato sinistro racconta la storia della linea paterna, quello destro della linea materna (fonte: Australian Museum - The Meaning of Ta Moko). Ciò significa che un vero tā moko è un’opera che si può leggere: chi conosce il sistema dei segni può ricavarne le origini di chi lo porta e il suo posto nella comunità, non vi vede soltanto un disegno piacevole.
Come veniva realizzato tradizionalmente il tā moko
Anche la tecnica differisce notevolmente da quella del tatuaggio comune. Secondo l’Australian Museum, il tā moko veniva tradizionalmente inciso sulla pelle con uno scalpello ricavato dall’osso di albatros, chiamato uhi, mentre l’inchiostro era composto da resina bruciata e olio (fonte: Australian Museum - The Meaning of Ta Moko). L’incisione lasciava sulla pelle una superficie scanalata, più profonda rispetto a quella di un tatuaggio realizzato con l’ago, rendendo il disegno percepibile anche al tatto. Negli uomini il disegno veniva realizzato generalmente sul viso e sui glutei, mentre nelle donne sul mento, sul labbro e sulle spalle: questo mostra chiaramente che il tā moko non era un ornamento uniforme, ma una pratica adattata al genere e al ruolo di chi lo portava (fonte: Australian Museum - The Meaning of Ta Moko). Durante il periodo coloniale, i missionari e la comunità Pākehā rifiutarono a lungo questa pratica, e anche i tatuatori samoani ebbero un ruolo importante nella rinascita della tradizione: questo dimostra che la storia del tā moko è una lotta culturale durata secoli, non soltanto una tendenza visiva (fonte: Te Papa - Tāmoko: Māori tattoos, history, practice and meanings).
Indossarlo con rispetto: cosa puoi fare se ti piace lo stile, ma non sei maori
Se ti attirano le linee geometriche dallo stile tribale, ma dopo aver letto quanto sopra è chiaro che non vuoi copiare un tā moko specifico, c’è una soluzione semplice: scegli un disegno che utilizzi elementi geometrici o dallo stile tribale, ma che non cerchi di riprodurre il significato personale di un determinato tā moko, cioè la genealogia o lo status di chi lo porta. Evita i disegni destinati al viso che richiamano esplicitamente i motivi maori, perché è lì che è più probabile appropriarsi a scopo decorativo di un sistema di segni tradizionalmente riservato. Se hai dubbi sull’origine di un disegno, prima di ordinarlo chiedi al tatuatore o al venditore da dove proviene e quali motivi lo hanno ispirato.
Prova il disegno prima di decidere: dimensioni e posizione
Una volta individuata una direzione rispettosa e geometrica, la domanda successiva riguarda di solito le dimensioni e la posizione. Una versione temporanea ti aiuta proprio in questo: ti mostra come appare il disegno sulla pelle, quali proporzioni ha rispetto alla parte del corpo scelta e come si muove con essa nelle situazioni quotidiane. Nel nostro articolo sui vantaggi di provare un tatuaggio in anticipo spieghiamo più nel dettaglio perché vale la pena convivere con un disegno per un paio di settimane prima di scegliere qualcosa di definitivo. È importante ricordare che questa prova riguarda esclusivamente le dimensioni e la posizione: un disegno temporaneo o semipermanente non permette di prevedere il dolore, la guarigione o un’eventuale reazione allergica associati a un tatuaggio definitivo, né dà un’idea precisa dell’aspetto esatto del tatuaggio definitivo.

Se vuoi dare un’occhiata ai disegni geometrici e dallo stile tribale che proponiamo, scopri la nostra collezione di tatuaggi temporanei, dove puoi curiosare senza vincoli di dimensione o posizione. Se invece non hai ancora deciso come scegliere il tuo primo disegno e dove applicarlo, la nostra guida al primo tatuaggio ti accompagna passo dopo passo nella scelta, mentre questo nostro articolo generale riassume anche che cosa vale la pena considerare prima di scegliere qualcosa di definitivo.
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È questa distinzione - tā moko da una parte, kirituhi dall’altra - a costituire la base per avvicinarsi con rispetto a uno stile che racconta le origini e la storia di qualcuno. Un disegno geometrico dallo stile tribale, che puoi provare prima in versione temporanea, ti permette di apprezzare le linee senza appropriarti di un sistema di segni tradizionalmente riservato.


