Un tatuaggio Yakuza, in senso stretto, non è uno stile di tatuaggio a sé, ma l’Irezumi, la tradizionale tatuatura giapponese a copertura integrale del corpo, che in seguito i gruppi Yakuza giapponesi hanno adottato come segno della propria identità. Chi è interessato a draghi, koi, tigri o peonie in stile giapponese si muove quindi all’interno di due storie contemporaneamente: la tradizione secolare dell’Irezumi e la sua più recente appropriazione criminale, che ancora oggi spiega perché in Giappone le persone tatuate si trovino davanti alle porte chiuse degli onsen o debbano coprirsi sul posto di lavoro.
- L’Irezumi esisteva molto prima della Yakuza moderna e nacque inizialmente come pratica punitiva del periodo Edo, non come espressione di una cultura di gang.
- I quattro motivi classici — drago, koi, tigre e peonia — hanno significati propri e secolari, indipendenti dal contesto della Yakuza.
- Il divieto di tatuaggi imposto in tutto il Paese durante l’era Meiji fu abolito solo nel 1948, ma la diffidenza sociale nei confronti dei tatuaggi visibili continuò anche in seguito.
- Le regole di onsen e luoghi di lavoro sono storicamente rivolte contro i membri della Yakuza, ma nella pratica coinvolgono chiunque abbia tatuaggi visibili.
Irezumi e Yakuza: due cose che spesso si confondono
Irezumi indica la tradizionale arte giapponese del tatuaggio, in cui un motivo unitario copre ampie parti del corpo, spesso schiena, braccia e cosce in un’unica composizione. Questa tecnica è più antica della criminalità organizzata a cui oggi viene spesso associata automaticamente e possiede una tradizione estetica autonoma, inizialmente estranea a qualsiasi gruppo specifico.
Dalla punizione alla forma d’arte
Nel periodo Edo (1603-1868), il tatuaggio serviva inizialmente come pena: il luogo e la forma del marchio rivelavano il tipo di reato; per esempio, i ladri venivano tatuati sul braccio e gli assassini sulla testa (fonte: Irezumi, Wikipedia). Parallelamente, dalle xilografie che raffiguravano eroi tatuati della stessa epoca nacque un linguaggio visivo ammirato, che trasformò l’Irezumi da semplice marchio punitivo in una forma d’arte riconosciuta, a cui i tatuatori si ispirano ancora oggi.
Perché proprio la Yakuza scelse questo tatuaggio
In seguito i gruppi Yakuza fecero del tatuaggio Irezumi su ampie parti del corpo un elemento centrale della propria identità: il processo di tatuatura, spesso doloroso e lungo giorni, fungeva da rito di iniziazione e dimostrava la tolleranza al dolore e la lealtà al gruppo (fonte: Irezumi: Tradition and Criminality, Japanese Visual Culture, Fordham University). È questa appropriazione da parte della Yakuza, non la tradizione dell’Irezumi in sé, il motivo per cui un tatuaggio integrale visibile può ancora suscitare diffidenza in Giappone.
Dal divieto alla legalizzazione: la storia in breve
Alla fine del XIX secolo il governo Meiji vietò i tatuaggi in tutto il Paese, per presentare alle potenze occidentali un’immagine del Giappone considerata più moderna, rafforzando ulteriormente lo stigma nei confronti delle persone tatuate (fonte: Irezumi, Wikipedia). Il divieto rimase in vigore fino al 1948, quando le autorità di occupazione americane lo abolirono e i tatuaggi tornarono a essere legali.
La situazione giuridica cambiò da un giorno all’altro, ma la percezione sociale no, almeno non con la stessa rapidità: i film sulla Yakuza degli anni Sessanta e Settanta consolidarono per decenni nell’immaginario collettivo l’immagine del gangster tatuato, molto tempo dopo che i tatuaggi erano tornati a essere legali.
Il significato di drago, koi, tigre e peonia
I quattro motivi che caratterizzano la tradizione dell’Irezumi hanno ciascuno un significato autonomo, che va ben oltre il contesto della Yakuza e ricorre da secoli nell’iconografia giapponese (fonte: An Inked Guide to Symbolism Within Japanese Tattoos, Inked Magazine).
Drago e tigre come antagonisti
In generale, il drago rappresenta equilibrio, libertà e fortuna, e il colore scelto aggiunge un ulteriore significato: il nero sottolinea la saggezza, il verde richiama la natura e il blu la benevolenza. La tigre, invece, è interpretata come simbolo di coraggio, forza e protezione dalla sfortuna e tradizionalmente viene contrapposta al drago nelle raffigurazioni; insieme, i due motivi rappresentano quindi un equilibrio tra forza e ponderatezza.
Koi e peonia: perseveranza e grazia
La koi richiama la leggenda di una carpa koi che risale la corrente di una cascata e si trasforma per questo in un drago; il motivo rappresenta quindi la perseveranza in un momento difficile. La peonia rappresenta prosperità, prestigio e coraggio e compare per lo più come motivo di accompagnamento accanto a un drago o a una tigre, anziché come soggetto principale autonomo.
Questi quattro motivi sono solo una parte dell’universo simbolico giapponese. Chi vuole scoprire altri significati mitologici dei tatuaggi li trova nella nostra panoramica sui simboli mitologici nei tatuaggi, mentre un’altra tradizione del tatuaggio, legata a una cultura diversa, è descritta nel nostro articolo sui tatuaggi Chicano, i loro simboli e significati.
Perché in Giappone le persone tatuate trovano ancora porte chiuse: onsen e luoghi di lavoro
Le regole di bagni pubblici e luoghi di lavoro che ancora oggi riguardano le persone tatuate in Giappone furono introdotte inizialmente per tenere i membri della Yakuza lontani dalle strutture pubbliche. Nella pratica, però, si applicano a prescindere da chi abbia il tatuaggio o da ciò che rappresenta.
Perché i bagni pubblici sono particolarmente severi
Un’indagine del governo giapponese del 2015 ha rilevato che all’epoca solo circa il 30 per cento degli hotel e delle pensioni intervistati consentiva agli ospiti tatuati di accedere ai bagni comuni (fonte: Japanese Onsen and Ink, The Tattoo Taboo, Japan National Tourism Organization). Da allora l’ente giapponese per il turismo ha invitato a rendere meno rigidi i divieti generalizzati, per esempio consentendo l’uso di cerotti coprenti adesivi o di bagni privati, e ha precisato che l’inchiostro dei tatuaggi non costituisce di per sé un pericolo per l’acqua dei bagni (fonte: Gov't encouraging hot springs to ease tattoo restrictions, Japan Today). L’etnologa Yoshimi Yamamoto sottolinea inoltre che in passato era normale vedere nei bagni pubblici artigiani tatuati e persone che svolgevano altre professioni, prima che le generazioni più giovani, che frequentavano meno spesso i bagni pubblici, cominciassero ad associare i tatuaggi soprattutto alla criminalità organizzata attraverso i film sulla Yakuza (fonte: Taboo or discrimination?, Number 1 Shimbun, Foreign Correspondents' Club of Japan).
Sul posto di lavoro: i pregiudizi iniziano già al momento della candidatura
Nel 2017 il governo giapponese ha definito inappropriato negare l’accesso alle terme per il solo fatto di avere un tatuaggio. Sul posto di lavoro, però, la diffidenza persiste: un sondaggio del 2021 ha rilevato che solo circa tre giapponesi su cento hanno un tatuaggio, mentre più della metà si sentirebbe a disagio se un professionista avesse tatuaggi visibili durante il lavoro; alcune aziende, inoltre, rifiutano i candidati tatuati già in fase di assunzione (fonte: Taboo or discrimination?, Number 1 Shimbun, Foreign Correspondents' Club of Japan). Dal punto di vista giuridico, la situazione resta ambigua: poiché i bagni pubblici devono essere accessibili al pubblico, secondo alcuni avvocati specializzati un rifiuto motivato unicamente dalla presenza di un tatuaggio potrebbe essere considerato discriminatorio e reggere in tribunale, anche se molti bagni privati mantengono i propri divieti nonostante questo rischio. Questa combinazione di un atteggiamento ufficiale più permissivo e di una persistente riserva sociale spiega perché il tema non sia semplicemente scomparso neanche decenni dopo la legalizzazione del 1948.
Scegliere un motivo Yakuza senza ignorarne il significato
Chi si sente attratto da un drago, da una koi o da uno degli altri motivi classici porta con sé anche una parte della storia descritta in questo articolo: da marchio punitivo a forma d’arte, fino all’appropriazione da parte della Yakuza. Conoscere prima il significato fa quindi parte di un approccio rispettoso al motivo tanto quanto decidere la posizione o le dimensioni.
Un disegno temporaneo o semipermanente è esclusivamente un modo per provare sulla propria pelle l’aspetto, le dimensioni e la posizione prima di prendere una decisione permanente. Non dice nulla su come ci si sentirebbe con un tatuaggio permanente ispirato all’Irezumi, su come guarirebbe, sull’eventualità di una reazione allergica o su quale sarebbe esattamente il risultato finale sulla pelle. Per queste domande, l’unico interlocutore giusto resta un tatuatore esperto.
Un secondo esempio, il disegno «Il Signore dei Cieli», raffigura lo stesso drago in una composizione diversa tra le nuvole e dimostra che la scelta non si limita a un solo modello. Chi vuole confrontare diverse varianti trova una selezione più ampia nella collezione di disegni con draghi.
Chi desidera prima riflettere più in generale sulla scelta tra una prova e un tatuaggio permanente trova ulteriori informazioni nel nostro articolo su perché è utile provare un tatuaggio prima di farlo in versione permanente e nel nostro confronto tra tatuaggi temporanei e permanenti. Chi sta progettando il suo primo tatuaggio trova ulteriori indicazioni sulla scelta del motivo e della posizione nella nostra guida al primo tatuaggio.


