Chi desidera un tatuaggio con il 13 probabilmente ha già sentito dire che il numero è considerato sfortunato. Questa credenza risale a diverse storie europee, soprattutto all’Ultima Cena, durante la quale Giuda era il tredicesimo commensale. Ma è solo metà della storia: in Italia il 13 è tradizionalmente considerato un numero fortunato, nell’ebraismo il compimento dei tredici anni segna un passaggio importante e anche la carta dei Tarocchi che occupa la tredicesima posizione ha meno a che fare con la sfortuna di quanto il suo nome lasci supporre. Per un tatuaggio questo significa soprattutto una cosa: si può scegliere consapevolmente di attribuire al numero un significato positivo, e la decisione tra la cifra araba 13 e la scrittura romana XIII influisce sull’aspetto finale del disegno.
- La fama di numero sfortunato del 13 deriva soprattutto da racconti biblici e nordici, oltre che dall’arresto dei Templari nel 1307, non da un’unica regola universale.
- In Spagna e in Grecia il giorno critico è martedì, non venerdì, mentre in Italia si teme invece il 17 e il 13 è considerato fortunato.
- Nell’interpretazione più diffusa, la carta dei Tarocchi XIII (La Morte) è letta come simbolo di passaggio e cambiamento, non come presagio di un decesso.
- La cifra araba 13 risulta compatta anche su una superficie ridotta, mentre la scrittura romana XIII si presta bene a linee sottili e uniformi.
Da dove nasce l’idea che il 13 porti sfortuna?
La spiegazione più diffusa risale all’Ultima Cena: secondo la tradizione, a tavola sedevano tredici persone e il tredicesimo commensale era Giuda Iscariota, che in seguito tradì Gesù (fonte: 13 (numero)). Una seconda storia, indipendente dalla prima, proviene dalla mitologia norrena: Loki si presenta senza essere invitato come tredicesimo ospite a un banchetto nel Valhalla e provoca così la morte del dio Baldr (fonte: Triscaidecafobia). Un terzo episodio, documentato storicamente, rafforzò la cattiva fama del numero nel Medioevo: venerdì 13 ottobre 1307, il re Filippo IV di Francia fece arrestare i Templari, molti dei quali furono torturati e giustiziati (fonte: 13 (numero)).
Nel corso dei secoli, queste tre storie si sono condensate in quella che oggi viene chiamata triscaidecafobia, un termine documentato per la prima volta intorno al 1910/1911, tra l’altro in uno studio dello psicologo Isador Coriat (fonte: Triscaidecafobia). Due indagini mostrano quanto sia diffusa questa paura: un sondaggio Gallup del 2007 ha rilevato che il 13 per cento degli adulti statunitensi intervistati si sarebbe sentito a disagio in una camera d’albergo al 13° piano, e il 9 per cento avrebbe persino chiesto un’altra camera. Inoltre, un’analisi del 2002 condotta dal produttore di ascensori Otis ha rilevato che nell’85 per cento degli edifici esaminati con almeno 13 piani non c’era un piano indicato ufficialmente come «13°» (fonte: Triscaidecafobia). Questi dati mostrano soprattutto quanto un’abitudine culturale possa riflettersi in decisioni molto concrete, non che il numero in sé abbia qualche effetto.
Venerdì 13 e altri giorni sfortunati nel mondo
Il venerdì non è affatto considerato ovunque il giorno critico della settimana. In Spagna e in Grecia si è invece affermato martedì 13 («martes trece») come giorno sfortunato (fonte: Venerdì 13). In Italia, invece, il 13 ha ben poco a che fare con questa credenza: si teme venerdì 17, perché il numero romano XVII può essere anagrammato in «VIXI», che in latino significa letteralmente «ho vissuto» e quindi «sono morto» (fonte: Venerdì 13). Questi esempi mostrano chiaramente che si tratta di tradizioni sviluppatesi nel tempo e diverse da una regione all’altra, non di una regola fissa e valida ovunque. Chi sta pensando a un tatuaggio con il 13, quindi, non deve attenersi a un unico significato presunto universale.
Dove il 13 è considerato un numero fortunato
Proprio dove si teme il 17, il 13 è tradizionalmente considerato fortunato: l’espressione italiana «fare tredici» indica la vincita del primo premio al Totocalcio (fonte: 13 (numero)). Anche nelle regioni di lingua cantonese il 13 è visto positivamente, perché la sua pronuncia ricorda l’espressione «sicuramente in vita», al contrario del 14, che lì viene evitato (fonte: Triscaidecafobia). Nell’ebraismo, inoltre, il compimento dei tredici anni, con il Bar mitzvah o il Bat mitzvah, segna uno dei passaggi più importanti della vita: ragazzi e ragazze diventano membri a pieno titolo della comunità (fonte: 13 (numero)). Chi sceglie di portare il 13 può quindi richiamarsi consapevolmente a una di queste interpretazioni positive, anziché considerare il numero soltanto come un simbolo di sfortuna superata.
La carta dei Tarocchi XIII: La Morte non significa ciò che molti pensano
Un motivo che spesso ispira i tatuaggi con il 13 è la tredicesima carta degli Arcani maggiori dei Tarocchi: La Morte. Il nome suscita spesso inquietudine, ma nell’interpretazione più diffusa la carta non rappresenta una morte fisica reale, bensì un passaggio, un cambiamento e la conclusione di una fase della vita (fonte: La Morte (carta dei Tarocchi)). È proprio questa lettura simbolica a spiegare perché i motivi ispirati alla carta XIII ricorrano nei tatuaggi con i numeri, senza implicare una divinazione o una seria previsione del futuro. Chi è interessato a un disegno ispirato ai Tarocchi dovrebbe tenere presente la differenza tra il significato simbolico e quello letterale, soprattutto perché la carta viene spesso fraintesa.
13 o XIII: quale scrittura è più adatta a un tatuaggio?
In numeri romani, il 13 è composto in modo additivo da X (10) e tre I (1+1+1), quindi si scrive XIII (fonte: Numeri romani). La cifra araba 13, invece, è compatta e resta subito leggibile anche su una superficie molto piccola, per esempio su un dito, perché è composta da soli due caratteri familiari. XIII occupa più spazio in larghezza, ma ha un aspetto più grafico e si può realizzare con quattro tratti sottili e uniformi, che risaltano particolarmente nello stile fine line. La scelta della variante più adatta, quindi, dipende non tanto dal gusto personale quanto dalle dimensioni previste e dalla zona del corpo: più la superficie è piccola, più conviene optare per la cifra araba, che è più compatta, mentre XIII esprime appieno il suo effetto su una superficie un po’ più ampia. Anche il carattere scelto e lo spessore delle linee determinano se il numero resterà ben riconoscibile in un disegno molto piccolo.
Abbinamenti e posizione: una data, un simbolo o solo il numero
Il 13 o XIII non deve per forza comparire da solo. Molte persone abbinano il numero a una data di nascita o a un altro riferimento personale, come un anniversario, invece di associarlo a un motto generico. In questo modo il disegno diventa inconfondibile e si spiega da sé. Per i numeri piccoli, tre zone del corpo si sono rivelate particolarmente adatte: il polso, il dito e l’avambraccio, perché il numero si trova su una superficie relativamente piatta e ben visibile, senza essere deformato da un’articolazione. Chi sta valutando anche una scritta, invece del solo numero, può trovare altri spunti per scegliere tra cifra e testo nell’articolo sui tatuaggi con citazioni e parole.
Questo disegno minimalista mostra quanto possa risultare compatto un piccolo motivo simbolico su una superficie limitata: combina il simbolo dell’infinito con brevi scritte, tracciati sottili e uniformi:

Lo stesso principio vale per i tatuaggi con parole brevi: più il testo o il numero è conciso, più l’effetto dipende dalla pulizia e dall’uniformità delle linee, anziché dalle dimensioni del disegno.

Prima provalo, poi decidi
Un disegno con il 13 o XIII temporaneo o semipermanente mostra esclusivamente l’effetto che il disegno, le dimensioni e la posizione hanno sulla propria pelle. Non dice nulla su come ci si sentirebbe con un tatuaggio permanente nello stesso punto, su come guarirebbe la pelle, sull’eventuale comparsa di un’allergia o sull’aspetto effettivo che il disegno avrà dopo anni. A queste domande si può rispondere solo con un tatuaggio vero e permanente. Ecco perché la versione preliminare è utile soprattutto per confrontare con calma la cifra e la scrittura romana e verificare se le dimensioni scelte sul polso o sul dito risultano davvero come previsto, prima di prendere una decisione permanente. Chi desidera fare questo passaggio intermedio può trovare modelli adatti con 13 e XIII nella categoria dei tatuaggi con scritte; chi invece vuole sapere in generale come affrontare il primo tatuaggio può consultare la panoramica nell’articolo sul primo tatuaggio.


